Sono "decine di milioni" le persone che nel mondo non hanno un "lavoro decente", perché esclusi dai "benefici" della crescente globalizzazione. L’allarme è venuto da mons. Silvano Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil), che partecipa in questi giorni a Ginevra alla 95ª sessione della Conferenza dell’organismo dell’Onu. "Migranti senza documenti che lavorano nell’agricoltura, nell’artigianato, a servizio domestico; donne che nell’industria tessile lavorano in condizioni insalubri e con salari miseri; lavoratori discriminati per la loro razza, casta o religione e relegati a lavori marginali di società senza possibilità di mobilità verso l’alto; lavoratori sfruttati in zone di esportazione e in tutto il mondo, lavoratori sotto pagati e che devono lavorare sempre di più per guadagnare un salario decente". È lungo l’elenco dell’esponente della Santa sede, che ha fatto notare come "la liberalizzazione delle finanze e del commercio e il crescente processo di globalizzazione hanno prodotto molto benessere, ma una gran quantità di prove mostrano una crescente disparità tra e all’interno dei Paesi nel raccogliere i benefici di questo crescente benessere". "Troppa gente rimane esclusa" da questo processo, perché "sfruttata indecentemente o estromessa dal lavoro", la denuncia della Santa Sede, che riguarda "decine di milioni" di persone sparse nel mondo".