CATECHESI: CONVEGNO CEI, RISCOPRIRE LE FESTE PATRONALI COME "FESTE NON DI PIAZZA, MA DELLA COMUNITÀ"

"La religiosità popolare, che costituisce una vera risorsa per tutta la Chiesa, può non solo essere meglio valorizzata, ma anche curata ed affinata". Anche per impedire che "organizzazioni criminali" come camorra, mafia o ‘ndrangheta "se ne impadroniscano attraverso una distorsione culturale e morale del linguaggio religioso". Ne è convinto don Ciro Sarnataro, della diocesi di Napoli, che a partire dalla sua "esperienza sul campo" in questo settore – tipico della religiosità degli adulti in gran parte del Sud – ha esortato ad evitare "due atteggiamenti contrastanti: la ‘beatificazione’ e la contrapposta ‘demonizzazione’". "Molte feste patronali – ha osservato – gestite da sedicenti comitati di festa o di piazza, senza alcuna partecipazione dei responsabili delle comunità parrocchiali, si sono trasformate nel tempo in vere feste della comunità, hanno fatto spazio a forme nuove di solidarietà, come i gemellaggi con paesi più poveri, missioni, adozioni a distanza, sostegno alle iniziative delle Caritas locali. Hanno riportato in luce forme di culto liturgico e creato nuove sensibilità nei confronti della Parola di Dio e della ‘memoria’ del santo patrono". Anche i pellegrinaggi, per il relatore, sono progressivamente cambiati: "prima organizzati informa di ‘scampagnata fuori porta’, sono diventati occasione di un ripensamento, e di una riscoperta della vita cristiana come pellegrinaggio verso la meta".