Di fronte alla "chiara coscienza di radicale incompatibilità tra mafia e vita cristiana", prosegue mons. Pennisi, "la Chiesa siciliana non può non sentirsi legata. Tanto più che questo cammino storico della Chiesa siciliana è stato, per così dire, suggellato dalla splendida testimonianza del martirio di don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia solo perché fedele al suo ministero". Per il presule, "la Chiesa non può limitarsi alla denuncia del fenomeno mafioso, ma deve rivolgere il pressante appello e dare un vero aiuto alla conversione, facendo prevalere la preoccupazione di parlare alle coscienze". Insomma, "urge formare una nuova coscienza di fronte alla mafia": "La formazione delle coscienze e di una nuova coscienza sostiene mons. Pennisi – è il campo specifico e prioritario d’intervento della Chiesa attraverso l’evangelizzazione, la catechesi continua e la cura pastorale che rivolga la sua attenzione verso la persona in vista della sua promozione integrale". Compito della Chiesa, dunque, "sia aiutare a prendere consapevolezza che tutti, anche i cristiani, alimentiamo l’humus dove facilmente cresce la mafia, sia indurre ad una vera riconciliazione che spinga al superamento dell’attuale situazione attraverso la conversione al Vangelo, capace di creare una cultura antimafia fondata sulla consapevolezza che il bene comune è frutto dell’apporto responsabile di tutti e di ciascuno". Per la lotta alla mafia è necessario anche "un rinnovato impegno educativo e pastorale che porti ad una profonda conversione personale e comunitaria".