L’arresto di esponenti di Cosa nostra di Palermo conferma "la volontà dello Stato di combattere seriamente la mafia": la pensano così don Carmelo Petrone, direttore del settimanale diocesano "L’Amico del Popolo" di Agrigento, e Salvatore Pezzino, responsabile della Consulta diocesana per i problemi sociali e il lavoro di Agrigento, che aggiungono: "I commenti, di alcuni esponenti di spicco di Cosa nostra alle parole di Giovanni Paolo II nel suo celebre anatema contro la mafia, come rilevato in alcune intercettazioni ambientali, sono l’ulteriore conferma dell’incisività del ruolo della Chiesa nell’attività di contrasto della cultura mafiosa". Un impegno che "si traduce nel proporre, con grande abnegazione e coerenza, il messaggio del Vangelo che è in netto contrasto con la cultura della mafia perché quest’ultima è la cultura della morte, mentre il primo coincide con la cultura della vita e dell’amore". Appaiono, però, inquietanti gli intrecci che sembrano emergere, nell’ambito dell’inchiesta, tra mafia e politica, perché "destano non poche preoccupazioni per la prosecuzione di un impegno che deve vedere una grande alleanza tra tutti i rappresentanti delle istituzioni e della società civile per non lasciare isolate, da una parte le forze dell’ordine e la magistratura, e dall’altra la Chiesa e quelle meritevoli associazioni che si richiamano a principi non negoziabili che sono patrimonio dei credenti e di tutti gli uomini di buona volontà".