NUOVI SANTI: ROSMINI, UNA VITA SPESA TRA "FEDE" E "RAGIONE"

Filosofo, teologo, asceta, pedagogo, esperto di questioni giuridiche e politiche: quella di Antonio Rosimini, nato a Rovereto (Trento) il 24 marzo 1797 e morto a Stresa il 1° luglio 1855, è una figura "poliedrica", di cui oggi la Congregazione per le Cause dei Santi ha riconosciuto le "virtù eroiche", primo gradino verso la santificazione. Intorno ai 17-18 anni, i primi segni della vocazione sacerdotale osteggiata dai genitori. Nel 1828 fonda l’Istituto della Carità, che ha per fine "la salvezza e la perfezione delle anime dei suoi membri" e "la professione della carità in tutte le sue forme, spirituale, intellettuale, corporale". La sua vita si svolgerà in una duplice direzione: il governo dell’Istituto religioso da lui fondato (al quale, qualche anno dopo si aggiungerà la congregazione delle Suore della Provvidenza) e l’opera di pensatore e di scrittore per il rinnovamento della filosofia e teologia cristiana. L’Istituto, approvato da Gregorio XVI nel 1839, si svilupperà prima in Italia e poi in Inghilterra e Irlanda.
Dopo le accuse contro le sue dottrine di poca "ortodossia" e la messa all’indice di due sue opere, Rosmini si ritira a Stresa, dove continua la sua opera di scrittore. Tra i discepoli c’é Alessandro Manzoni. A Roma, dal 1851 inizia alla Congregazione dell’Indice l’esame delle sue opere che si conclude col decreto di “dimissione”, cioè di “assoluzione”.