“Il senso della caduta della speranza deriva per la famiglia dal fatto che non sa vivere bene i tempi della vita. Succede che corriamo sempre, non abbiamo tempo, e ciò non testimonia di una vita equilibrata che spera nel futuro”: lo hanno detto oggi a Paestum, dove si sta svolgendo la Settimana di formazione promossa dall’Ufficio nazionale CEI di pastorale familiare sul tema del “disagio e crisi di coppia”, i coniugi sociologi Giulia Paola Di Nicola e Attilio Danese. “La speranza viene messa da parte in famiglia hanno aggiunto – perchè non si vuole avere il tempo che arrivi ma si vuole tutto e subito, e quindi non c’è bisogno della speranza. Anzi si va a riporre la speranza in un sogno alternativo o in falsi idoli”. Invece, “per le famiglie oggi occorre una nuova e profonda capacità di discernimento. Saper discernere coniuga la speranza e il tempo. Il compito forse più difficile è educare le giovani generazioni a gestire il tempo con un sano equilibrio, senza la fretta, magari insegnando anche a portare qualche croce, se ci fosse”. Secondo i due sociologi “la fragilità della famiglia oggi si può leggere anche col fatto che si vanno a inseguire sogni fragili, in sostituzione della vita reale. Ecco la rincorsa del gioco, della carriera, della casa, idoli che poi deludono e fanno cadere la speranza di futuro nelle famiglie”.