Mons. Vittorio Nozza, direttore della Caritas italiana, ha poi messo in guardia sulla “tentazione semplicistica di mitizzare il controlli alle frontiere”, “necessari ma non determinanti per il superamento dell’immigrazione irregolare”. Ma se il respingimento alla frontiera non comporta spese, ha fatto notare, i rimpatri e i trattenimenti presso i Cpt costano molto allo Stato: nel 2004 la cifra di 115,5 milioni di euro, circa 316.000 euro al giorno. Mons. Nozza ha invitato a porre l’attenzione soprattutto sulle “frontiere interne”, ossia quelle "aziendali", “nell’interesse sia degli stessi immigrati e della società che li accoglie e sia a detrimento di datori di lavoro senza scrupoli”, per evitare la forte diffusione del lavoro nero. L’auspicio finale è di “riuscire a contrastare l’irregolarità in maniera promozionale”, senza “trascurare il ruolo di controllo”. In che modo? “Quote più adeguate”, “ripensamento delle espulsioni”, che sono "parzialmente efficaci ma anche molto costose”, incentivazione dei “rientri assistiti, che costerebbero molto meno di quelli coatti e non pregiudicherebbero un eventuale ritorno in Italia”. Infine, per la Caritas, urge un ripensamento dei Cpt “attraverso un lavoro congiunto che porti a tutelare maggiormente le persone ivi trattenute” e l’apertura degli stessi "al monitoraggio della società”.