"Non ridurre la propria fede a una pura dichiarazione verbale o astratta, ma esprimerla concretamente in opere di bene". E’ l’insegnamento proposto da Benedetto XVI nell’udienza del mercoledì e riferito oggi alla figura di Giacomo "il minore", uno dei dodici apostoli. Parlando della lettera di Giacomo, al "primo posto tra le ‘Lettere cattoliche’, il Papa ha affermato che essa "ci invita alla costanza nelle prove gioiosamente accettate e alla preghiera fiduciosa per ottenere da Dio il dono della sapienza, grazie alla quale giungiamo a comprendere che i veri valori della vita non stanno nelle ricchezze transitorie, ma piuttosto nel saper condividere le proprie sostanze con i poveri e i bisognosi". Nel tratteggiare la figura dell’apostolo il Pontefice ne ha ricordato "l’intervento nella questione del difficile rapporto tra i cristiani di origine ebraica e quelli di origine pagana" quando "contribuì insieme a Pietro a superare o meglio a integrare l’originaria dimensione giudaica del cristianesimo con l’esigenza di non imporre ai pagani convertiti l’obbligo di sottostare a tutte le norme della legge di Mosè". In sostanza, ha aggiunto, "si dava inizio a una prassi di reciproca stima e rispetto, che, nonostante incresciose incomprensioni posteriori, mirava per natura sua a salvaguardare quanto era caratteristico di ciascuna delle due parti". "La lettera di Giacomo ha concluso Benedetto XVI – ci insegna a non presumere di pianificare la nostra vita in maniera autonoma, ma a fare spazio alla volontà di Dio. In questo modo san Giacomo resta un attuale maestro di vita".