“Il viaggio è esplorare, muoversi sulla terra, restare in una superficie piana senza verticalità; il pellegrinare, invece, è scalare una montagna, porta alla scoperta, permette di accedere a qualcosa di nuovo, originale, inatteso, apre alla libertà, va oltre le costrizioni contingenti per aprire a uno spazio senza confini, immagine di uno spazio interiore”. Lo ha detto oggi mons. Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e presidente del Cop, intervenendo al convegno storico-teologico pastorale sulla Via Francigena, in corso a Roma. “Il pellegrinaggio come esperienza di fede – ha aggiunto mons. Sigalini – presuppone che ciascuno si faccia povero e lasci le sue sicurezze. Da questa disponibilità nasce la capacità di ascolto, il desiderio di condividere, il bisogno di rinnovarsi”. Per partire “occorre spogliarsi, essere liberi e leggeri, non gravati da nulla, disponibili a mettersi in discussione e ricominciare”. Il pellegrinaggio religioso, poi, “è sempre legato alla ricerca di senso e della verità, al desiderio di beni spirituali, al bisogno di cambiamento e conversione”; in esso diventano più significative le esperienze sacramentali della vita: in particolare, “la bellezza della celebrazione del perdono e la celebrazione eucaristica”. “Camminare nel silenzio – ha concluso mons. Sigalini – ti fa prendere in mano la vita, ti costringe a guardarla da un altro punto di vista e alla fine a rimetterla nelle mani di Dio e della comunità”.