” “Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana
” “C’è una sorta di passione benedettina nel magistero di Papa Benedetto XVI. È emersa con grande evidenza anche nell’incontro festoso e solenne con i movimenti e le nuove comunità, nei Vespri di Pentecoste: è la consapevolezza di un impegno di civilizzazione, per la salvaguardia e lo sviluppo della civiltà in questo passaggio storico. L’idea che il Papa sviluppa con sempre più profondi argomenti è che il cristianesimo è una grande risorsa per lo sviluppo di civiltà, proprio in quanto dinamica di libertà e, nello stesso tempo, denuncia di tutto quanto è cinicamente materialista, è cinica manifestazione di smania di potere e, dunque, porta ad abbassare gli orizzonti e il tono spirituale.” “Due sono i nodi messi in luce dal Papa: la bellezza della creazione e la libertà. "La creazione buona di Dio, nel corso della storia degli uomini, è stata ricoperta con uno strato massiccio di sporco". Frase semplicissima, ma icastica per dire quanto c’è da fare non tanto per inventare straordinarie novità, quanto per ripulire, riscoprire, ritornare alla bellezza della creazione. E dunque a Dio: "Il Dio misterioso e lontano non è un’infinita solitudine, Egli è un evento di amore". Lo straordinario dinamismo dell’amore di Dio, del suo Spirito, che, applicato alla creazione, fa emergere la sua bellezza, "uno splendore che dalla barbarie dell’umana smania di potere era stato oscurato e, a volte, addirittura quasi spento", applicato alla vita di relazione mette in evidenza una dinamica di libertà. "Alla fine si ritrovò custode di porci", osserva il Papa di fronte alla parabola di una libertà quella del figliol prodigo in fin dei conti materialista e nichilista. "La vera libertà – ribadisce Benedetto XVI si dimostra nella responsabilità, in un modo di agire che assume in sé la corresponsabilità per il mondo, per se stessi e per gli altri".” “Ecco, insomma, due principi di ricostruzione e di sviluppo di civiltà, due manifestazioni del dinamismo di amore della fede cristiana, applicata alla ricostruzione del creato e alla ricostruzione dei rapporti tra gli uomini e, dunque, del tessuto sociale.” “Ritorna, allora, il timbro benedettino di un magistero che è sempre capace di introdurre altissime note teologiche in un discorso concreto, legato alla realtà esistenziale e sociale. Se guardiamo alla storia, rilancia Benedetto XVI, intorno ai monasteri la creazione ha potuto prosperare. Il dinamismo dell’amore, dello Spirito di Dio nei cuori e nelle comunità diventa principio di vita.” “Questo permette di operare con grande serenità e con grande concretezza in tutti i contesti, in particolare anche nel contesto laicizzato e secolarista: non tanto per rivendicare spazi, ma per mettere a disposizione lo spazio della vita della fede e della comunità di un processo di sviluppo di civiltà: i cristiani, le comunità cristiane, la Chiesa, come risorsa per l’umanità tutta.