Non basta dotare di tecnologie il Sud del mondo per superare il "digital divide"; serve piuttosto "un processo di inclusione" che dovrebbe partire "dal promuovere la comunità locale, assicurando un’istruzione scolastica di base, rendendola cosciente dei benefici e dei rischi delle tecnologie, educandola ad un uso che venga incontro ai reali bisogni di promozione sociale". Maria Rosa Logozzo, responsabile dell’ufficio Ict (information and communication technology) del Movimento dei focolari, ha parlato della diffusione delle nuove tecnologie nei paesi invia di sviluppo, alla luce del Vertice mondiale Onu sulla società dell’informazione (Wsis) che si è tenuto a Ginevra nel 2003 e a Tunisi nel 2005, intervenendo questa mattina all’assemblea dell’Associazione dei webmaster cattolici (WeCa), che si conclude oggi a Roma. "Una società dell’informazione che sia inclusiva ha precisato deve farsi canale a un diritto di accesso alla conoscenza". Questo, tuttavia, "trova barriere quando la condivisione di conoscenza può ledere interessi economici tutelati da brevetti di proprietà intellettuale". "Nella società dell’informazione di oggi ha concluso la competizione deve lasciare spazi alla condivisione, ad esempio per alcuni brevetti o copyright. La condivisione, in fondo, è un modo di agire tipico dei cristiani".