Le tre metafore a cui Gesù ricorre, ha spiegato il Papa sintetizzando così il senso del ministero petrino, "sono in se stesse molto chiare: Pietro sarà il fondamento roccioso su cui poggerà l’edificio della Chiesa; egli avrà le chiavi del Regno dei cieli per aprire o chiudere a chi gli sembrerà giusto; infine, egli potrà legare o sciogliere nel senso che potrà stabilire o proibire ciò che riterrà necessario per la vita della Chiesa, che è e resta di Cristo. È così descritto con immagini di plastica evidenza quello che la riflessione successiva qualificherà con il termine di primato di giurisdizione". La "posizione di preminenza che Gesù ha inteso conferire a Pietro", secondo il Pontefice, "si riscontra anche dopo la risurrezione", visto che sarà Pietro, tra gli Apostoli, il primo testimone di un’apparizione del Risorto". "Questo suo ruolo, decisamente sottolineato ha commentato Benedetto XVI – segna la continuità fra la preminenza avuta nel gruppo apostolico e la preminenza che continuerà ad avere nella comunità nata con gli eventi pasquali. Il suo comportamento è considerato così decisivo, da essere al centro di osservazioni ed anche di critiche". "Il fatto che diversi dei testi chiave riferiti a Pietro possano essere ricondotti al contesto dell’Ultima Cena, in cui Cristo conferisce a Pietro il ministero di confermare i fratelli ha concluso il Papa – mostra come la Chiesa che nasce dal memoriale pasquale celebrato nell’Eucaristia abbia nel ministero affidato a Pietro uno dei suoi elementi costitutivi".