ECUMENISMO: CONVEGNO CEI; LA TESTIMONIANZA DELLA SORELLA DI DON SANTORO

"Per parlare di ecumenismo alle nuove generazioni occorre partire dalle trasformazioni della società e dalla presenza di fedi diverse nella vita quotidiana": di questo è convinto il sociologo Marco Bontempi, docente presso la Facoltà di scienze politiche dell’Università di Firenze, che è intervenuto questa mattina, a Terni, alla giornata conclusiva del III convegno ecumenico nazionale. "La pluralità delle fedi è, ormai, un fatto sociale, che ha ricadute anche dal punto di vista del pubblico e della laicità", ha aggiunto il sociologo, per il quale "la pratica ecumenica è una forma di cittadinanza e di appartenenza alla propria società civile". Nei confronti del dialogo si può opporre "un rifiuto", inteso sia come "uso della fede per uno scontro tra civiltà" sia come "negazione delle differenze in un relativismo volgare perché nega alle diverse fedi consistenza e dignità". Si può dialogare, poi, ha avvertito Bontempi, per due motivi: "Per paura del conflitto, soprattutto quando si è minoranza, oppure per ricercare un modo non solo per convivere, ma per ridefinire la propria identità di fede, avendo a cuore anche quella dell’altro". Insomma, per Bontempi, "il dialogo non è solo un metodo, ma un modo di essere cristiani, che imparano a dialogare nella misura in cui cercano di essere se stessi". (segue)