"Oggi e nel prossimo futuro la principale sfida alla solidarietà, e quindi a un umanesimo universale del lavoro, proviene dalla concorrenza tra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo”. Lo ha affermato questa mattina a Mar del Plata, in Argentina, il presidente del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, card. Renato Raffaele Martino, inaugurando la Settimana sociale promossa dalla Commissione episcopale argentina, sul tema “Formazione al lavoro, uno strumento per il futuro”. Secondo il porporato, il mondo è diviso tra Paesi ricchi, emergenti e poveri. "Non potrà darsi di fatto vero umanesimo universale del lavoro – ha affermato – senza che i lavoratori di queste tre fasce ritrovino una nuova solidarietà”. Il presidente del Pontificio Consiglio ha poi messo in guardia dal pericolo della mercificazione del lavoro, non solo inteso come sfruttamento, lavoro nero o minorile, ma anche "super-lavoro, lavoro-carriera che talvolta ruba spazio a dimensioni altrettanto umane e necessarie per la persona, eccessiva flessibilità del lavoro che rende precaria e talora impossibile la vita familiare". "Se l’uomo è alienato quando inverte mezzi e fini ha concluso anche nel nuovo contesto del lavoro odierno, qualitativo più che quantitativo, si possono dare elementi di alienazione, a seconda che cresca la partecipazione a un’autentica comunità solidale, oppure cresca l’isolamento in un complesso di relazioni di esasperata competitività e reciproca estraniazione".