È stata resa nota ieri la decisione dei vescovi dell’Emilia Romagna di costituire la Fondazione antiusura "San Matteo apostolo". "Lo scopo della Fondazione, che dovrebbe essere attiva entro la fine dell’anno, dopo aver ottenuto il riconoscimento della Regione, è innanzitutto quello di instaurare una relazione con chi è vittima di gravi dissesti finanziari", spiega al Sir mons. Giovanni Nicolini, vicario episcopale per la carità della diocesi di Bologna, nominato presidente della Fondazione. In Emilia Romagna il problema non è tanto quello "dell’usura intesa come attività criminosa prosegue don Nicolini quanto il sovraindebitamento con le banche". Per il recupero del credito gli istituti bancari si muovono certamente all’interno della legalità, "ma anche in questo caso la pressione psicologica è fortissima e può portare il malcapitato alla disperazione, quasi come la vittima dell’usura". Indebitata con la banca o con il cravattaro, "la persona coinvolta si circonda quasi sempre di solitudine, non rivelando il proprio dramma neppure ai familiari". Ed è proprio questo comportamento ad aggravare la situazione. "Molto spesso conclude mons. Nicolini tutto diventa molto meno grave quando dalla solitudine si riesce a passare a una rete di solidarietà e amicizia".