MEDIO ORIENTE: NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana. Peggiora, se possibile, il quadro del nuovo conflitto in Medio Oriente, prolungandosi minacciosamente fino a Teheran. Sembra proprio infatti il regime della repubblica islamica uno degli interlocutori – chiave del nuovo corso aperto con gli attacchi prima di Hamas e poi di Hezbollah contro Israele. In gioco l’intero assetto dell’area che arriva fino all’Afghanistan e poi si prolunga verso l’India, oggetto ancora una volta, nei giorni scorsi di un attacco terroristico. Avvicinandosi l’ora delle scelte sul programma nucleare Teheran sembra giocare d’anticipo, spingendo l’attacco delle frange islamiste militarizzate del Movimento di Resistenza Islamico, ormai al governo in Palestina, e del "partito di Dio", che si è ritagliato un vero e proprio "stato nello stato" in Libano. Obiettivo è l’identità e l’esistenza di Israele, nei confronti del quale il fronte non è mai chiuso. E che ovviamente replica con fredda determinazione.” “L’intreccio dunque richiama Siria e Iran, unite non solo nell’opposizione ad Israele, ma anche nel contrasto alla presenza americana in Iraq. Come sempre tutto si tiene e tutto confligge in una delle regioni-chiave della geopolitica mondiale.” “Ecco quindi l’appello rinnovato ed appassionato del papa Benedetto XVI ricorda innanzi tutto che "all’origine di tali spietate contrapposizioni vi sono purtroppo oggettive situazioni di violazione del diritto e della giustizia". Ribadisce nello stesso tempo che "né gli atti terroristici né le rappresaglie, soprattutto quando vi sono tragiche conseguenze per la popolazione civile, possono giustificarsi". Certamente "su simili strade – come l’amara esperienza dimostra – non si arriva a risultati positivi".” “Che fare dunque? Ritorna la strada della preghiera. Il Papa invita solennemente tutte le chiese locali alla preghiera per la pace in Terrasanta e nel Medio Oriente: una preghiera corale, per "il fondamentale dono della concordia", che possa riportare "i responsabili politici sulla via della ragione", aprendo così "nuove possibilità di dialogo e di intesa".” “La chiave è sempre il riconoscimento del diritto all’esistenza dello Stato di Israele. La retorica islamista anti-israeliana, tragicamente divampata in queste settimane con azioni belliche e reazioni assai cruente, se colpisce direttamente Israele, indirettamente colpisce anche i palestinesi, ancora una volta ostaggio, come il Libano e tutto il Medio Oriente, degli interessi delle piccole e medie potenze regionali. Il riconoscimento dei diritti dello stato di Israele significa nello stesso tempo il riconoscimento dei diritti dei palestinesi ad uno Stato e il riconoscimento dell’indipendenza e della sovranità del Libano.” “