Che cosa deve fare un parroco nel caso in cui un fedele chieda di essere "sbattezzato" per motivi ideologici? A fare chiarezza sulla campagna dello "sbattezzo", portata avanti da qualche anno da alcune "lobby" culturali, è il settimanale della diocesi di Massa Carrara-Pontremoli, "Vita apuana", che ai parroci ricorda che"per la Chiesa cattolica il sacramento del battesimo conferisce uno ‘status’ personale indelebile. La relativa annotazione negli appositi registi documenta un fatto storico, che non può essere cancellato". Inoltre, "la Chiesa cattolica ha il diritto nativo e proprio di acquisire, conservare e utilizzare, per i suoi propri fini istituzionali dati relativi alle persone dei fedeli, agli enti ecclesiastici e delle aggregazioni ecclesiali". La richiesta di "sbattezzo", dunque, che di solito arriva con lettera raccomandata e spesso contiene la minaccia di intraprendere "tempestive azioni legali", si riduce a "una semplice annotazione all’atto di battesimo dove viene indicata la volontà dell’interessato di non fa più parte della Chiesa cattolica". Non priva di conseguenze, tuttavia, per il richiedente visto che a livello canonico l’eventuale "sbattezzo" comporta l’esclusione dall’incarico di padrino per battesimo e confermazione, la necessità di licenza del vescovo per l’ammissione al matrimonio canonico, l’esclusione dai sacramenti e anche la privazione delle esequie ecclesiastiche "in mancanza di segni di pentimento".