MAFIA: SAVAGNONE (DIOCESI DI PALERMO), "NON C’E UNA PILLOLA MIRACOLOSA" PER SCONFIGGERLA

"Le morti di Falcone e Borsellino non sono state vane, gli echi del loro sacrificio si vedono nella società civile". Di questo è convinto Giuseppe Savagnone, direttore del Centro diocesano di pastorale della cultura di Palermo, per il quale, però, "il risveglio nella società civile non è ancora maggioritario, perché persistono ancora logiche di indifferenza nei confronti del fenomeno mafioso e manca un’adeguata presa di coscienza della pericolosità della mafia, soprattutto in quella parte della popolazione con meno cultura". "L’eredità di Falcone e Borsellino non è nelle operazioni di polizia", che pure ci sono, come dimostra l’arresto, ieri, a Palermo, di Filippo Guttadauro, fedelissimo del boss Matteo Messina Denaro, "ma nel fatto che questo risveglio possa verificarsi, alla lunga, in più strati della società civile". Per arrivare a questo "la strada maestra è la formazione delle coscienze, che non si fa, però, a colpi di slogan o con celebrazioni retoriche. Non c’è una pillola miracolosa per risolvere il problema della mafia, che non è legata solo alla povertà. Piuttosto essa è frutto di una società che non ha il senso del bene comune e vive particolarismi esasperati". Passi avanti, dice Savagnone, si sono registrati come dimostra "l’esperienza della cooperativa "Addio pizzo" che invoglia i commercianti a denunciare le estorsioni, traendone anche vantaggi perché la gente è invitata a frequentare i loro negozi".