"Un modello di vera dedizione e di fede per la giustizia, un faro di speranza per i giovani di ieri e per quelli di oggi": questo rappresentano, a giudizio di Ina Siviglia, docente di Antropologia teologica alla Facoltà teologica di Sicilia, Paolo Borsellino, del quale ricade oggi il 14° anniversario della morte per attentato di mafia, e Giovanni Falcone, ucciso due mesi prima sempre dalla criminalità organizzata. "Queste due figure aggiunge la teologa sono un continuo stimolo, una campana che ci sveglia: il loro ricordo c’impegna a vegliare sulla giustizia e sui giochi sporchi che si allignano sempre nel cuore umano". Oggi, comunque, "la lotta alla mafia ha un grado di consapevolezza e un impegno maggiore rispetto al passato". Molti giovani, però, osserva Siviglia, sono indifferenti alle questioni sociali e alla legalità". Anche le manifestazioni di quest’anno per ricordare le morti dei due magistrati "hanno mostrato una certa tiepidezza", che, per la teologa, "è un problema generazionale, un segno della post modernità, per cui ci si accontenta di un frammento piuttosto che preoccuparsi dell’insieme, quindi anche della giustizia. A Palermo "il tema della legalità ha sempre interessato i ragazzi, ma oggi c’è un sottile narcisismo che si contagia e indebolisce l’anima". Per questo, "l’impegno dei formatori a Palermo deve essere maggiore per i problemi legati alla mafia, che oggi ha forme diverse, ma non è sconfitta".