La decisione "tecnica" sul Programma quadro per la ricerca Ue dovrebbe "rilanciare l’attenzione che i cittadini rivolgono al principio/valore della vita e alla tutela della vita stessa in ogni suo momento (dal concepimento alla morte, passando per ciascuna sua singola fase e aspetto, perché la vita si difende in ogni istante e non solo nelle sue frontiere estreme)”. È quanto afferma Gianni Borsa, europeista e giornalista, in una nota per SIR Europa (testo integrale on line questa sera). Per quanto riguarda “la formazione etica e la partecipazione socio-politica dei credenti” occorre pensare “soprattutto in chiave prospettica” osserva. “Ora c’è in gioco la ricerca sulle staminali” ma presto “arriveranno tante altre sfide” e “occasioni di battersi per la vita”. Su eutanasia, nuove forme di convivenza, pace, equità sociale, giustizia internazionale, i credenti di tutta Europa, si chiede Borsa, “sapranno far risuonare con vigore le loro voci nelle sedi opportune? Sapranno al contempo alimentare costruttivi dibattiti etici e culturali nei rispettivi paesi e a livello europeo?”. “Nel 2007 – conclude l’europeista – si celebreranno i 50 anni dell’avvio del processo di integrazione comunitaria” avviato da “politici cattolici del calibro di De Gasperi, Schuman e Adenauer. “Abbiamo e, in prospettiva, avremo – ancora donne e uomini credenti in grado di portare le proprie convinzioni e di testimoniare i propri valori nell’agone politico europeo?”.