Una decisione contraddittoria che, “mentre fa divieto ai ricercatori di sopprimere gli embrioni per ricavarne le cellule staminali, consente tuttavia che nelle ricerche stesse vengano utilizzate le linee cellulari embrionali già esistenti in commercio” derivanti “dalla soppressione di embrioni fatta da altri ricercatori”: così la Federazione internazionale degli Istituti e Centri di bioetica d’ispirazione personalista (Fibip), presieduta da mons. Elio Sgreccia, commenta in una nota la scelta operata ieri 24 luglio dal Consiglio competitività Ue a Bruxelles. “La commercializzazione (delle linee staminali, ndr) pone soltanto una distanza di tempo fra la soppressione dell’embrione e l’utilizzazione delle sue cellule – sottolinea la nota – e lega insieme nella complicità i diversi attori di un unico progetto. L’intento di utilizzare anche gli embrioni” crioconservati “residui della procreazione artificiale” tradisce per la Fibip “l’intento di voler impiegare questi esseri umani provocandone comunque la morte per scongelamento”. “Dall’Europa ci si attendeva un messaggio più alto e integrale in tema di diritto alla vita, il primo e più elementare dei diritti dell’uomo”. “La ricerca vera – conclude la nota – non accetta il principio di poter uccidere per guarire o per sollevare altri dalla sofferenza”. Di qui il richiamo alle “speranze fondate nella ricerca sulle cellule staminali somatiche”.