"Non esiste la laicità, esistono i laici": lo ha detto, stamattina, a Chianciano, lo storico cattolico Alberto Monticone, durante la tavola rotonda promossa dal Sae sulla laicità. "Laicità, infatti ha chiarito Monticone -, è un modo di vivere in relazione di reciprocità con gli altri non come singoli ma come comunità". Ed è proprio nella "relazionalità" che si gioca l’essere "veramente laici". Come gli altri relatori della tavola rotonda, la saggista valdese Elena Bein Ricco e il politologo Gian Enrico Rusconi, anche lo storico ha sottolineato come "non si possa fare teoria sulla laicità, ma bisogna situarla nello spazio e nel tempo. Di qui l’esigenza di una mediazione personale e di un riferimento comunitario". Anche il rapporto tra laicità e fedi religiose, per Monticone "deve essere riferito sia alla persona sia alla comunità". "Il credente ha aggiunto vive una doppia appartenenza: come cittadino nei confronti della sua comunità religiosa e come credente nei confronti della sua comunità civile". Il vero laico, allora, "è colui che possiede un ‘alto profilo di qualità’ sia sul versante della fede sia su quello civile". All’opposto, "il clericalismo copre una scarsa qualità della fede e del senso di cittadinanza". "Nello spazio pubblico ha evidenziato, infine, Monticone occorre fare riferimento ai fondamenti della società civile del nostro tempo, come la Costituzione o la Carta sui diritti umani, le Carte dell’Onu e dell’Ue".