"Sulla precarietà ondivaga non si edifica una famiglia che evoca in sé stabilità e precisa identità nella fedeltà", è il grido dall’arme del vescovo di Vittorio Veneto, che fa notare come "molti genitori, di sani principi, non si rassegnano alla ‘moda’ della convivenza, poiché giustamente vi scorgono una soluzione pasticciata. Se infatti la convivenza si protrae a lungo senza alcuna altra decisione sulla linea di una vita di coppia e di famiglia ammonisce il presule – di fatto i due si stagionano nella loro personalità da vita da single che, con il passare degli anni e il consolidarsi delle esperienze, inclina sempre più ad una indisponibilità alla vita di coppia e di famiglia, dove uno non solo vive accanto all’altro, con l’altro, nella concreta indipendenza reciproca, ma nell’altro e per l’altro"." Non è una utopia ma una sorprendente profezia fare della famiglia il perno e il volano della politica, come pure dell’economia e della stessa cultura", è la convinzione di fondo di mons. Zenti, che chiede a Prodi di "favorire a tutti i costi quella realtà che rimane e rimarrà finché avrà corso la civiltà il tessuto sano e rigenerante della società civile qual è la famiglia fondata sul matrimonio, come riconosce senza esitazione la nostra Costituzione". "Una politica imperniata sulla famiglia dimostra quanto crede nel futuro di una nazione", è la conclusione della lettera aperta: "E la nazione italiana lo merita".