"Il governo libico sottopone migranti, richiedenti asilo e rifugiati a gravi abusi dei diritti umani, tra cui percosse, arresti arbitrari e rimpatri forzati": è la denuncia contenuta in un rapporto di Human Rights Watch, una delle più autorevoli organizzazioni per la tutela dei diritti umani, con sede a New York. Nelle 135 pagine del rapporto, intitolato "Arginare i flussi: abusi contro migranti, richiedenti asilo e rifugiati" vengono documentate le modalità con cui le autorità libiche hanno proceduto all’arresto arbitrario di stranieri privi di documenti, rimpatriandoli poi con la forza in Paesi a rischio di persecuzione e tortura, come Eritrea o Somalia. Secondo dati ufficiali forniti dalla Libia, dal 2003 al 2005 sono stati rimpatriati 145.000 stranieri. "La Libia non è un paese sicuro per i migranti, i richiedenti asilo e i rifugiati ha detto Bill Frelick, di Human Rights Watch -. L’Ue sta lavorando con la Libia per impedire a queste persone di raggiungere l’Europa, piuttosto che assisterle fornendo loro protezione". Il rapporto punta il dito anche contro l’Italia, che tra il 2004 e il 2005 "ha violato ampiamente il diritto internazionale", con l’espulsione verso la Libia di più di 2.800 migranti, "compresi molto probabilmente rifugiati e altre persone che necessitavano di protezione internazionale". (segue)