L’imminente apertura degli Archivi della Santa Sede per il pontificato di Pio XI (febbraio 1922-febbraio 1939) "corrisponde a quello che è l’attuale indirizzo di tutte le Istituzioni: aprire gli archivi fino al periodo in cui la memoria storica non può essere manipolabile per gli scopi della politica e dei giochi di potere attuali. Così è per il periodo di Pio XI, che si può dire consegnato alla storia”. Così lo storico Paolo Prodi, docente all’Università di Bologna, commenta in un’intervista per il SIR (old.agensir.it) – la decisione di Benedetto XVI di rendere disponibili dal 18 settembre – alla ricerca storica, entro i limiti dei regolamenti, tutte le fonti documentarie fino al febbraio 1939 conservate nelle diverse serie degli Archivi della Santa Sede e principalmente nell’Archivio Segreto Vaticano e nell’Archivio della Seconda Sezione della Segreteria di Stato (già Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari). Secondo Prodi, "l’apertura degli Archivi non solo apre alla conoscenza, ma, alla luce dei pericoli odierni di distorsione, ha un compito pedagogico: dice come la storia si faccia con i documenti e le testimonianze, implicando un’onestà e un rigore che nulla hanno in comune con l’invenzione che tende, anche attraverso i mass media, a dominare la scena". (segue)