Fu così che le comunità religiose cambiarono i loro ritmi di vita, modificando gli ambienti (ad esempio le aule scolastiche di notte si trasformavano in dormitori) e le abitudini (sistemi di controllo continuo 24 ore su 24 e inventarono nuovi lavori e occupazioni per gli ospiti). Vennero superati anche “i vecchi pregiudizi” e "nacquero molte belle amicizie". Gli ospiti ebrei, compresi i bambini, venivano nascosti o mischiati con altri, magari attribuendo loro anche identità false. “Alcune donne si vestirono da suore o da postulanti – ha detto -. Oppure passavano per infermi, educande o poveri”. Molti ebrei dovettero imparare anche le preghiere cattoliche, i gesti, i canti sacri: “Fu un entrare molto rapido in un mondo del tutto estraneo – ha ricordato suor Loparco -. Ci furono casi di pressione diretta per conversioni ma anche atteggiamenti di reale rispetto, favorendo le loro pratiche religiose. Non si registrano casi di battesimi forzati”. La religiosa non ha taciuto, per dovere di obiettività storica, anche i risvolti economici: “Alcuni ebrei facoltosi pagarono secondo le proprie disponibilità, altri diedero una piccola retta, altri furono accolti gratis”. “Non mancarono le ombre – conclude – ma la maggior parte dei testimoni non ha dubbi sulla positività dell’esperienza. Molti tornarono a ringraziare anni dopo”.