“Napoli, terra di sangue, è anche terra di speranza; sangue e speranza sono, per fede e tradizione, le due colonne che formano la sua identità più profonda e caratterizzano la sua storia millenaria”. E’ l’apertura della prima lettera alla diocesi dell’arcivescovo di Napoli, card. Crescenzio Sepe, presentata oggi. “La Chiesa di Napoli, in comunione con tutta la Chiesa italiana che, nel prossimo Convegno ecclesiale di Verona, si apre alla speranza, vuol essere, come il suo Santo patrono, testimone della speranza”. Una speranza cristiana dettata da un “sentire religioso” che “viene spesso, e a torto, etichettato come colorito folclore” da quel “freddo secolarismo” che “appare incapace di distinguere la superstizione dalla fede”. “Nell’affetto della nostra gente per San Gennaro, taumaturgo, guaritore, diretto intermediario della potenza misericordiosa di Dio – afferma il porporato -, si esprime, al di là del prodigio, non la superstizione ma la fede genuina di un popolo che affida al suo patrono la speranza cristiana”. Ed è “con questa stessa e rinnovata speranza, con la certezza che ‘il Signore è mia forza e mia salvezza’ – dichiara -, che vorrei essere per tutti voi, cari napoletani, il vescovo della speranza e lavorare al fianco di voi sacerdoti, religiosi e laici, che ancora credete nel riscatto della nostra terra, per proteggere Napoli dai mali che l’insidiano”. (segue)