“Cosa dobbiamo ritenere dell’opera di Nicola Cabasilas, considerato dai suoi contemporanei un uomo tanto saggio, al vertice di virtù e fede?”: è la domanda dell’archimandrita Job Getcha, direttore dell’Istituto S. Sergio di Parigi,ai partecipanti al XVI Convegno ecumenico internazionale in corso al monastero di Bose (fino al 20) e la cui prima sessione è dedicata a “Nicola Cabasilas e la Divina liturgia”. A quest’ultima, Cabasilas, umanista ed impegnato a fondo nella vita pubblica e nella politica del suo tempo (XIV sec.), ha dedicato “un’analisi teologica dell’Eucaristia come sacrificio di Cristo”, che, in alcune parti, “gli ha meritato l’ammirazione dei teologi cattolici moderni per chiarezza e concisione”. Cabasilas, secondo Getcha, è riuscito a conciliare “le scienze profane e la teologia, la filosofia antica e la Parola della chiesa, l’umanesimo e l’esicasmo (pratica ascetica rivolta alla ricerca della pace interiore attraverso la preghiera incessante, ndr). Coniugando l’ideale antico e la tradizione cristiana, l’ascesi e la condizione borghese, il laico Cabasilas si rivolse all’aristocrazia di Costantinopoli, senza fare elitarismo, convinto che tutti sono uno in Cristo. Non distinse tra clero, monaci e laici".