In Somalia, secondo mons. Bertin, l’atteggiamento contro gli occidentali e i cristiani “non rappresenta il desiderio e la volontà della popolazione, ma in un Paese senza un vero e proprio governo, senza una vera sicurezza, è chiaro che gruppuscoli di malintenzionati possono approfittarne”. “C’è un malessere a livello mondiale tra le diverse culture, società e religioni – osserva – dato dal fatto che forse per la prima volta nella storia del mondo si vive o ci si percepisce così vicini. Queste differenze, che prima erano viste da lontano, possono creare un senso di malessere. Chiaramente questo viene sfruttato per i propri scopi, come è avvenuto in Somalia con i signori della guerra. Anche a livello mondiale può essere sfruttate dai malintenzionati per portare ad uno scontro utile ai propri scopi”. A suo avviso è necessario che “i responsabili della politica, delle religioni, dell’economia, guardino in faccia i problemi con rispetto e franchezza, per evitare che si arrivi allo scontro. Vedere cioè quali sono i passi necessari per vivere insieme, con meno tensioni. E capire come isolare, con un’azione di tipo culturale, gli eventuali ‘microbi’ che possono aggredire il ‘corpo’".