"Lo sport è la spia della modernità". È quanto affermato da mons. Carlo Mazza, direttore ufficio nazionale Cei per il tempo libero e lo sport, durante il convegno "Lo sport fa male…a chi non lo fa", svoltosi questa mattina presso Palazzo Marino a Milano. Il convegno, organizzato per chiudere le attività del master di II livello in management dello sport dell’Università Milano-Bicocca, ha visto confrontarsi sul tema venti relatori. Nel suo intervento, mons. Mazza ha posto l’accento sui valori propri dello sport: "Lo sport è lo sport, con tutto quello che ne consegue da questa affermazione. Fino a quando l’Italia non capirà che lo sport è una cultura, rimarremo sempre a dover ripartire come se niente fosse accaduto". Per mons. Mazza, chi dirige e amministra lo sport deve "creare un’architettura dello sport del terzo millennio: lo sport moderno ha centocinquanta anni, è giovane, non ha una grande storia, ma lo sport è la spia della modernità". Il prof. Richard Keiner dell’Università dello Sport di Colonia (Germania), ha affermato che in Italia lo sport mi sembra più legato alla concezione dell’agonismo di alto livello. In Germania abbiamo uno sviluppo maggiore dello sport dei disabili, degli anziani, per chi ha problemi. In Italia, il concetto di sport come salute non è così sviluppato".