"Molte famiglie affrontano giorno dopo giorno quella ‘prigione senza barriere’ che è la malattia di un loro caro. Bisogna però che non siano lasciate da sole di fronte a queste situazioni". Così Fulvio De Nigris, direttore del Centro studi per la ricerca sul coma nato per iniziativa dell’associazione "Gli amici di Luca", fondata nel 1997 dallo stesso De Nigris e intitolata al figlio Luca, scomparso nel 1998 dopo 240 giorni di coma, commenta il caso di Piergiorgio Welby, malato terminale che ha chiesto al presidente della Repubblica di poter praticare l’eutanasia. "Società e istituzioni spiega non devono lasciare soli i malati terminali e le loro famiglie: essi chiedono una formula per poter vivere una ‘vita familiare’ dignitosa, convivendo con la malattia e con quanti ne sono affetti. Lo slogan della nostra associazione è proprio ‘Vale la pena’: siamo convinti che valga la pena vivere, rimboccandoci le maniche per affrontare i problemi". E conclude: "Sarebbe auspicabile un tavolo in cui le associazioni che affrontano questi temi possano mettere in campo problematiche e scandagliare disponibilità. La richiesta della ‘morte dolce’ nasce da uno stato di profonda depressione, che ha all’origine il sentirsi soli, abbandonati da tutti a motivo della sofferenza fisica che si sta vivendo".