"Ogni anno, il giorno della Domenica delle Palme, faceva benedire un ramoscello di ulivo e lo inviava in segno di vicinanza e amicizia in Kossovo o a Sarajevo dove era di stanza il suo cappellano militare". Così don Gianfranco Minasso, parroco di Diano Marina, ricorda al Sir Giorgio Langella, il militare italiano ucciso oggi a Kabul. "E’ stato mio alunno fino alle scuole medie. E’ sempre stato un ragazzo altruista e generoso e lo ha dimostrato partecipando come alpino a diverse missioni di pace all’estero. Ha sempre desiderato spendersi per gli altri. L’anno scorso prosegue il ricordo del parroco si era sposato partecipando assiduamente al corso per fidanzati, sebbene dovesse sobbarcarsi un lungo viaggio dalla sua caserma a Cuneo. Ho incontrato la sua famiglia poco fa. Tutta la città si sta stringendo in queste ore intorno a loro". L’alpino Giorgio Langella è il settimo italiano caduto in Afghanistan dall’inizio della missione italiana. Nell’attentato sono rimasti feriti altri 5 militari, due versano in gravi condizioni. L’esplosione ha provocato la morte anche di un bambino.