“Se da una parte, la motivazione religiosa alla violenza, qualunque sia la sua origine, deve essere rigettata con chiarezza e radicalità, dall’altra occorre sottolineare che nella vita politica non si può non tenere conto del contributo della visione religiosa del mondo e dell’umanità”. Ne è convinto mons. Giovanni Lajolo, presidente del Governatorato della Città del Vaticano, che, intervenuto ieri a New York alla 61ª Assemblea generale dell’Onu, ha sottolineato: “Come affermato dal Papa, se la ragione si mostrasse sorda al divino e relegasse la religione nell’ambito delle sottoculture, essa provocherebbe automaticamente reazioni violente; e le reazioni violente sono sempre una falsificazione della vera religione”. Ricollegandosi alla lezione di Benedetto XVI a Regensburg, l’arcivescovo ha spiegato che l’intenzione del Papa era dare “una spinta e un incoraggiamento per un dialogo positivo” fra le religioni e fra “la ragione moderna e la fede dei cristiani”. “Difendendo l’apertura” della cultura e della politica “al trascendente, per mons. Lajolo Benedetto XVI desiderava soltanto aiutare ad “aprire il pensiero occidentale alle ricchezze del patrimonio di tutte le religioni”.