Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana.
È stata un’estate per diversi aspetti anomala: in realtà l’impressione è che il dibattito politico, sociale e culturale non abbia mai "smobilitato", anche per l’emergenza Libano che tutti questi elementi riassume. E i cattolici, come sempre, hanno fatto la loro parte. Punta diritto verso il quarto convegno ecclesiale, in programma a Verona dal 16 al 20 ottobre prossimo, la ripresa dell’attività nel mondo cattolico italiano. Il lavoro di preparazione è ormai concluso e qui c’è il primo dato: il coinvolgimento attivo di tutti i soggetti che caratterizzano la grande articolazione della Chiesa e del mondo cattolico italiano. Non è un dato scontato: è uno dei frutti del grande lavoro di questi anni, fatto di condivisione, di tessitura di rapporti, di concreta assunzione di responsabilità, promosso anche nel quadro del progetto culturale , che ha rappresentato uno degli impegni centrali assunti dal precedente convegno ecclesiale di Palermo. Così come la scelta di lavorare per ambiti e non per settori pastorali, che si è rivelato un salutare esercizio di confronto con la vita e le attese più urgenti. Tutti temi che filtrano con difficoltà nel grande circo mediatico, più propenso, in omaggio ai dettati della "fabbrica delle notizie" a quanto sa di conflitto, di contrapposizione. E qui c’è una seconda considerazione, che il Papa che sarà a Verona giovedì 19 ottobre – ha sottolineato da par suo nell’intervista ai media tedeschi di metà agosto. "Credo che dovrebbe venire corretta l’immagine secondo cui seminiamo attorno a noi solo dei rigidi "no"". E ancora: "il cristianesimo, il cattolicesimo non è un cumulo di proibizioni, ma una opzione positiva". Essenziale a questo proposito la capacità di conservare, anzi di incrementare il "nostro dinamismo" proprio nel vivo della società italiana (ed europea). Così come "saper vedere anche l’aspetto divertente della vita e la sua dimensione gioiosa". Non sono considerazioni periferiche o semplicemente di carattere formale. Perché questo registro di comunicazione, nel senso sostanziale del termine, che ha la stessa radice di comunione, non è forma, ma zampilla dalla sostanza della fede e della vita cristiana. È direttamente legato al tema del Convegno ecclesiale: "Testimoni di Gesù risorto speranza del mondo". Dove la dimensione della gioia cristiana invera il dinamismo della testimonianza. Ecco allora la sfida del Convegno: esprimere la soggettività della Chiesa italiana, in forme sempre più adeguate a una società che cambia, ma si pone con sempre più evidenza i grandi e perenni interrogativi sull’uomo, ritorna sempre inevitabilmente all’"esperienza elementare incoercibile dell’umano". Ritorna il metodo e l’intenzionalità profonda del progetto culturale, da sviluppare scrivendo pagine nuove.