La religione come linguaggio capace di dar voce a un’identità collettiva in crisi. Così la intende Paolo Luigi Branca, docente all’Università cattolica di Milano, intervenuto oggi alla settimana europea su "Storia religiosa dell’Islam nei Balcani" in corso a Gazzada (Varese) per iniziativa della Fondazione ambrosiana Paolo VI. "La recente dissoluzione della Jugoslavia ha sottolineato ha mostrato quanto l’elemento religioso, insieme a quello etnico, sia tutt’altro che superato nella definizione delle identità collettive, specialmente nei periodi di crisi". Un dato da tenere presente "ora che la Turchia bussa alle porte dell’Unione Europea. La carta del confessionalismo ha proseguito Branca , oltre che a santificare successi temporali, rischia di tornare utile anche quando vengano frustrate determinate aspettative o risvegliati timori non del tutto sopiti. Ritenere che l’elemento religioso debba semplicemente essere accantonato, in nome di una teorica e trionfante modernità laicizzante, potrebbe rivelarsi una pretesa miope e controproducente, sottovalutando il ruolo ancora centrale che le appartenenze religiose giocano in un’area a noi prossima e tuttora profondamente instabile". Branca ha poi ripercorso l’incontro dei turchi con la civiltà islamica, di cui "divennero, dopo gli arabi e i persiani, la terza componente principale", e che esportarono nei Balcani durante la dominazione degli Ottomani.