Negli ultimi anni qualcosa è cambiato, c’è più apertura, ma le difficoltà sono ancora tante. “Non abbiamo una identità riconosciuta davanti alla società cinese – ha spiegato – perchè non vogliamo accettare le condizioni che il governo cinese ci impone, che sono contrarie alla nostra fede, e mettono in pericolo il legame con il Santo Padre. Siamo clandestini, ma abbiamo la chiesa pubblica dove possiamo celebrare tranquillamente la messa, anche se sotto controllo. La vita dei preti clandestini è senza alcuna sicurezza, in ogni momento c’è pericolo di essere arrestati dalla polizia”. La messa, ha continuato, “si celebra anche nelle famiglie e si mangia e dorme nelle famiglie dei fedeli. Non abbiamo un luogo privato per studiare o per riposarci: siamo sempre in cammino nel nostro rispettivo territorio, non abbiamo macchina, viaggiamo con i mezzi pubblici. Da me ci sono 5 chiese da amministrare e una cinquantina di posti da visitare”. Pochissimi i soldi (50 euro di sovvenzione al mese) e le offerte alla parrocchia. Anche i seminari clandestini “sono sempre a rischio chiusura, in qualsiasi momento” eppure i seminaristi, “spesso in pericolo di essere arrestati, sono sorprendentemente colmi di pace e di gioia”. “Si alzano alle 4 o alle 5 per le preghiere e la messa, così da non farsi notare da altri. Studi e formazione durano 9 anni. Nonostante le difficoltà – ha detto – il seminario continua da 20 anni”. (segue)