CINA: UN PRETE DELLA “CHIESA CLANDESTINA”, "LE NOSTRE FATICHE E SPERANZE" (4)

Il vescovo della diocesi a cui appartiene Zang era stato invitato dal Papa nel 2005 per il Sinodo ma non gli fu dato il passaporto. Il dialogo con il governo è ripreso nel giugno 2006, anche se vengono poste ancora condizioni, come accadde ad esempio sulle modalità dei funerali di un vescovo, per paura “dell’ampia risonanza locale e internazionale”. Secondo Zang la chiesa clandestina, conoscendo bene la situazione politica, mantiene saldi tre principi: “Non partecipare in nessun modo all’associazione patriottica dei cattolici cinesi, anche se è questa l’unica condizione per ottenere il riconoscimento della nostra identità sacerdotale da parte del governo; mantenere un dialogo amichevole con i dirigenti locali dell’ufficio affari religiosi; cercare l’amicizia dei preti della comunità ufficiale, cercando di capire i loro sentimenti e desideri”. “Seguiamo la posizione del Santo Padre -ha ricordato -: c’è una sola Chiesa cattolica in Cina, sebbene scorra in due correnti, e i cattolici di tutte e due sono uniti dalla stessa fede, in obbedienza al Papa. Siamo convinti che si può testimoniare la fede in diversi modi, secondo le situazioni, senza cadere nella tentazione di accusarci a vicenda. Lo sforzo e le energie maggiori vanno indirizzate all’evangelizzazione e al servizio del popolo cinese. Col tempo, le cose potranno cambiare”.