"L’ingresso della Turchia in Europa non sarà completo se non vi sarà un accoglimento morale e spirituale del Paese e della sua storia nel tessuto europeo". Lo ha affermato questa mattina a Gazzada (Varese) Salvatore Bono, docente all’Università di Perugia e presidente della Société internationale des historiens de la Méditerranée, intervenendo alla settimana europea organizzata dalla Fondazione ambrosiana Paolo VI e dedicata alla "Storia religiosa dell’Islam nei Balcani". "L’attuale spettro del turco, come timore per l’integrazione della Turchia nell’Unione europea, non può essere interpretato se non in relazione all’immagine complessiva dell’Islam". "L’influenza e la presenza in Europa del turco, intendendo con ciò i musulmani che hanno esteso la loro sovranità sul mondo arabo mediterraneo tra il XVI e il XVIII secolo ha osservato lo studioso , appaiono più diffuse, profonde e significative di quanto generalmente non si conosca". Un’ignoranza che determina pregiudizi, ma che la classe politica avvalla "perché rivedere certi luoghi comuni può danneggiare il consenso". "Il rapporto che l’Europa ha avuto con i turchi può prefigurare uno scontro tra civiltà?", si è chiesto Bono. "Sì, se ci si limita alle battaglie e alle paure. Ma non vi è stato solo questo". Dunque, oggi come nel passato questa non è la cifra corretta del rapporto tra Europa e mondo arabo: "Per capirlo ha concluso basterebbe avere la volontà di guardare la storia, capire meglio e poi avere il coraggio di andare avanti".