“Le famiglie sfollate devono tornare al più presto a vivere nelle loro case, i ragazzi frequentare tranquillamente la scuola e le attività lavorative riaprire. Se ci mettiamo tutti una mano sulla coscienza i problemi si possono risolvere celermente. Non si richiede la bacchetta magica ma il laborioso impegno e la chiara informazione". E’ l’amaro sfogo di don Piero Furci, parroco di Bivona, la frazione di Vibo Valentia, la più colpita dall’alluvione del 3 luglio scorso che ha provocato la morte di quattro persone e ingenti danni alle popolazioni. In un lettera aperta alle istituzioni locali, condivisa anche dal vescovo della diocesi, mons. Domenico Tarcisio Cortese, don Furci sottolinea che dalla lettura dei giornali “sembrano altri i problemi che state affrontando e dico questo augurandomi di essere prontamente smentito” ma nei luoghi colpiti dall’alluvione “non ci possiamo permettere di attendere i tempi della politica e della burocrazia. Urgono gli interventi sui corsi d’acqua e su tutte le altre infrastrutture”. Questo appello – conclude il sacerdote – “non vuole alimentare le polemiche ma soltanto sollecitare un maggiore amore per la terra che ci ospita e così poter sperare in un pronto riscatto del Vibonese”.