"Molto probabilmente, anche questa triste storia è cominciata con una banalità: un tappeto sbattuto, il volume della radio troppo alto… Nessuno dei protagonisti si è fermato a pensare al senso che questi comportamenti avevano per chi li compiva. Così, si è lasciato spazio all’escalation degli eventi. Fino all’atto finale". La psicologa Manuela Tomisich, docente di mediazione comunitaria all’Università Cattolica di Milano, dove da tempo è attivo un laboratorio per lo studio della "fatica della convivenza", cerca di inquadrare la strage di Erba, cittadina del comasco dove, l’11 dicembre scorso sono stati uccisi a coltellate e sprangate Raffaella Castagna, il figlioletto Youssef Marzouk, la nonna del bimbo, Paola Galli, e la vicina di casa, Valeria Cherubini, accorsa in aiuto, con il marito Mario Frigerio, ferito gravemente ma vivo. Della strage si sono accusati i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi, vicini di casa della famiglia Castagna-Marzouk, con la quale i rapporti si erano deteriorati a tal punto che, il 13 dicembre, due giorni dopo la tragedia, le due famiglie sarebbero dovute comparire davanti al Giudice di Pace per cercare di ricomporre l’ennesima lite. "Il primo passo da compiere osserva Tomisich è riconoscere l’altro come persona, prima che come autore di un dispetto, per trovare beni comuni e ricostruire un legame sociale e di comunità. (segue)