STRAGE ERBA: TOMISICH (UNIVERSITÀ CATTOLICA), "UNA TRISTE STORIA" (2)

"Oggi, però – aggiunge Tomisich – non c’è mai tempo per garantire questi spazi di socialità e non si ha voglia di sobbarcarsi la fatica di fare i conti con la diversità". A prevalere è la paura dell’altro, visto come potenziale fonte di pericolo e non, invece, come motivo di curiosità e di stimolo. "È sempre più difficile dire: mi fido – prosegue la docente – e riconoscere che, anche nel conflitto, ci può essere il modo di fermarsi a pensare alle cause che l’hanno provocato. Forse, se ci comportassimo così ci accorgeremmo che anche un litigio può essere fonte di nuova informazione sulla persona che mi sta di fronte. Perché non basta condividere uno spazio comune, ma è necessario anche un pensiero su come lo spazio viene abitato. Bisogna smetterla di pensare che la comunità sia un qualcosa di dato che viene normato esclusivamente dalle leggi. Queste ci sono e sono importanti, ma la buona conduzione di una comunità dipende anche dai comportamenti di ciascuno". In una società che va di fretta, ricorda Tomisich, "le persone non parlano, urlano; si è persa la capacità di ascolto, perché non si ha mai tempo". "Prima o poi – conclude – ci si dovrà però fermare a pensare verso che cosa si corre e qual è il baricentro di tutto questo correre. È necessaria una rivoluzione culturale, perchè non si può ricondurre tutto al denaro. La persona vale di più".