"La famiglia del disabile sperimenta un carico enorme di solitudine". Per questo ha bisogno di essere sostenuta da una comunicazione in grado di trasmettere soprattutto "la non mancanza di speranza". Così Gianni Biondi, responsabile del dipartimento di psicologia pediatrica presso l’Ospedale "Bambin Gesù" in Roma, oggi nel seminario di formazione per giornalisti sul tema della disabilità, dal titolo "Mass media e disabilità. Raccontare e curare i disagi fisici e psicologici dei bambini e delle famiglie", in corso oggi all’ospedale. "Il senso di abbandono ha spiegato accompagna i genitori del bambino disabile, che si sentono spesso isolati per l’impossibilità di potersi confrontare, di capire se un progetto è giusto, e ciò cresce man mano che la famiglia invecchia e gli interventi diminuiscono". E’importante quindi che anche i media propongano rappresentazioni della disabilità "non categoriche" e "tendenti ad alimentare il pregiudizio che non si possano realizzare progetti di crescita". "Al contrario, bisogna evidenziare le possibilità che ci sono di far fronte al problema". "Va evitata, inoltre ha aggiunto – una certa tendenza, che emerge quando il disabile si trova al centro di un fatto di cronaca negativo, di colpevolizzare subito, una volta la famiglia, una volta la scuola".