"Il Vangelo è anzitutto una scuola di umanità", e la "forza" dei racconti evangelici consiste proprio nel "renderci sensibili" alla causa dell’uomo, per attraversare così "molte frontiere religiose e culturali" e farsi ascoltare anche da chi non crede. Ne è convinto don Cesare Bissoli, responsabile del settore apostolato biblico dell’Ufficio catechistico della Cei, che intervenendo al seminario Cei sul "primo annuncio" ha fatto notare come "un itinerario eccellente per le persone che cercano la fede di Gesù Cristo è ‘leggere’ il Vangelo come intreccio di incontro e racconto, dove l’incontro si fa racconto e il racconto spinge all’incontro, a farne l’esperienza". In questa prospettiva, per Bissoli, "la lettura e presentazione dei vangeli permette di evidenziare una varietà di situazioni, specchio stabile e permanente della varietà delle persone nella nostra condizione umana": dalla "grande fascia di peccatori, dei bisognosi, degli afflitti, dei questionanti sospettosi, dei cercatori finti", alla "risposta unitaria di Gesù", che annuncia "il mistero del Regno, la paternità di Dio, la nuova relazione con la vita personale, ma anche con la vita altrui, con il futuro, con le situazioni di precarietà e di gioia".