Il "primo annuncio" viene percepito "ancora in maniera teorica, non come compito imminente o incombente, tale da provocare una vera conversione pastorale". A parlare è mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano Laziale e membro della Commissione episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi, intervenuto oggi a Roma al seminario organizzato dalla Cei su questo tema. Il presule ha chiesto "un esame di coscienza", a partire dai vescovi per poi coinvolgere i sacerdoti e tutti coloro che a vario titolo sono impegnati nella pastorale, che parta dal chiedersi "cos’è che non funziona" nella "situazione attuale di stallo" del primo annuncio e si traduca poi nel "coraggio di guardare in chiave missionaria alla nostra realtà parrocchiale". "Non possiamo accontentarci del numero dei nostri battezzati", ha osservato Semeraro, mettendo in guardia dalla "sensazione di essere potenti perché magari appariamo attraverso i media. Non siamo ha aggiunto – quella maggioranza potente di cui gli altri parlano, e anche il ‘peso politico’ della Chiesa viene spesso enfatizzato o da noi ritenuto tale". "Se non siamo più maggioranza ha concluso il vescovo dobbiamo chiederci se siamo in grado di diventare minoranza profetica nel Paese".