CEI: PROLUSIONE CARD. RUINI, NOTA SETTIMANALE” “” “

Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana.

Come sempre, il cardinal Ruini – in una prolusione centrata sul dopo-Verona e l’affermazione del "primato di Dio nella vita e nella pastorale della Chiesa" – non si sottrae alle questioni più controverse, con due avvertenze previe. L’intervento della Chiesa non è una ingerenza e le sue prese di posizione non sono selettive. Non è ingerenza proprio perché i cattolici parlano dei grandi temi di rilievo etici, politici e sociali nel contesto e secondo le regole della società e del dibattito democratico e per di più "in nome di valori che ogni persona di retto sentire può condividere". In realtà la Chiesa non ha privilegi da difendere, né poteri coercitivi: ma non può tacere sulle questioni fondamentali, sulle grandi scelte che oggi dobbiamo compiere, così come sui temi più ordinari, sulle tante emergenze del nostro vivere.Le sue prese di posizione poi non sono selettive: in parole povere non separa questioni pretese "di sinistra" (pace, non violenza, giustizia per tutti a cominciare dai più poveri, rispetto del creato) da altre invece corrivamente definite "di destra" (vita, famiglia, matrimonio). Mettere al centro la persona significa invitare tutti a convergere e nello stesso tempo non fare sconti a nessuno e parlare chiaro. Ecco allora un argomentare sereno e puntuale "in piena sintonia con la Santa Sede" e con ripetute prese di posizioni dello stesso Benedetto XVI. A proposito di Pacs il no è ripetuto e reciso, in nome proprio della realtà sociale, del buonsenso, dell’esperienza di vita, del rifiuto di forzature legislative motivate da schemi ideologici, ben lontane da una vera domanda sociale. I Pacs avrebbero senso solo come anticamera di un matrimonio omosessuale che "contrasta con fondamentali dati antropologici e in particolare con la non esistenza del bene della generazione dei figli, che è la ragione specifica del riconoscimento sociale del matrimonio". Non c’è alcun bisogno di una nuova legge insomma: i diritti individuali sono già salvaguardati, o potrebbero comunque esserlo in termini privati. Altrettanto chiaro il rifiuto dell’eutanasia. Anche su questo tema l’avvertimento è a non andare avanti indebitamente. Sui principi insomma bisogna essere chiari e fermi, così come ha mostrato il caso Welby, per il quale lo stesso Ruini ha avuto parole di compassione e di speranza cristiana. Ritorna dunque la questione di fondo, quella del valore e del significato della persona, non in astratto, ma nel concreto delle nuove, impegnative scelte di questi anni. Che pongono una domanda: hanno ancora un senso le categorie e le polarizzazioni del XX secolo? Si può dire che sia "progressista" volere i Pacs e l’eutanasia? Rivendicare questi due istituti in assenza di una concreta domanda sociale, che chiede invece politiche familiari e sanitarie adeguate, per seguire interessi politici o dottrinali non è un modo per modernizzare la società. È semplicemente un binario morto.