(Nairobi) – Gli occhi lucidi quando ascolta alla radio le ultime notizie dal suo Paese, la Guinea Conakry: “I militari hanno ucciso altre tre persone durante una manifestazione pacifica, alcuni erano bambini. In poco tempo hanno già ucciso 40 persone in tutto il Paese, perché il governo ha dato ordine di sparare”. Mamadou Saliou Camara è il direttore del Foguired, il fondo per la riconversione del debito in Guinea Conakry nato per gestire i progetti di sviluppo a seguito della Campagna ecclesiale del 2000. In questi giorni è al Forum sociale mondiale di Nairobi insieme alla delegazione della Caritas italiana. Per uscire dal suo Paese alcuni giorni fa, racconta al Sir, a causa della grave crisi sociale e della situazione di insicurezza ha dovuto percorrere 2000 km in auto fino alla frontiera con il Mali, poi prendere l’aereo a Bamako. “Con quello che sta succedendo non so come farà e se riuscirà a tornare”, dice preoccupato. La popolazione guineana, a causa dell’estrema povertà (il 90 per cento vive con meno di un dollaro al giorno e l’inflazione è aumentata del +62 per cento. ) ha iniziato una serie di scioperi per chiedere la destituzione dell’anziano presidente, al potere dal 1984 con un governo di tipo militare. (segue)