"A volte ho l’impressione che il dialogo con l’islam venga considerato un ‘male necessario’; in realtà è una risorsa, un bene, perché richiede la possibilità di percepire il reale attraverso il fenomeno religioso": lo ha detto il teologo Edoardo Scognamiglio, docente di dialogo interreligioso all’Università Urbaniana, presentando ieri a Roma il volume scritto con Boutros Naaman, docente di lingua e letteratura araba, intitolato "Volti dell’Islam post-moderno" (Urbaniana university press). Per Scognamiglio il dialogo "ha diversi volti, che comprendono la dimensione antropologica, teologica, sociologica",per Naaman significa soprattutto "rispettare l’altro come persona, non a partire dalla religione, sui cui contenuti è più difficile ragionare, ma dal rispetto, dall’apertura verso l’altro e dalla solidarietà". Il teologo musulmano Adnane Mokrani, che ha compiuto i suoi studi sul cristianesimo all’Università Gregoriana, sostiene l’importanza del dialogo "tra comunità religiose italiane, per scoprire quali valori si possono condividere". A suo avviso se il confronto dell’islam con la modernità e la post-modernità porterà ad una riforma interna, "sarebbe meglio dimenticare l’approccio giuridico e tornare alla spiritualità e alla mistica, che permette il pluralismo".