"Raccogliere la sfida del terzo millennio vuole dire che la parrocchia ancora sia catechesi, culto, e soprattutto carità, a cominciare dai più poveri". Lo ha sostenuto, ieri, mons. Riccardo Fontana, arcivescovo di Spoleto-Norcia, in occasione della festa di S. Gregorio, presbitero e martire spoletino. "Spoleto mia ha detto il presule – guarda ai più poveri dei poveri, che sono i tuoi ragazzi: hanno tutto il superfluo, ma manca loro l’essenziale. Sei volte, nell’anno appena concluso, siamo dovuti correre sotto il Ponte delle Torri a raccogliere corpi morti". Dopo aver ricordato la storia di una ragazzina che, per una storia d’adolescenti, si è buttata dall’undicesimo piano, l’arcivescovo ha ammonito: "Svegliati, Spoleto mia. Dobbiamo proprio pensare ai figli, in modo diverso da quello che abbiamo fatto sinora" perché "educare è un dovere, ma anche un ministero, per noi cristiani". I ragazzi, ha evidenziato mons. Fontana, "sono riempiti di cose, ma non hanno gli adulti accanto, pronti ad ascoltare, capire, insegnare, correggere, sostenere. Lo stile di vita di molti in città è spesso fortemente diseducativo: quando gli adulti sono privi di entusiasmo, pieni di lamentele, senza speranza di futuro, come se non si potesse aggiustare quel poco che va storto e godere di quel tanto che, per grazia di Dio, va bene". (segue)