Davanti all’insicurezza, aggiunge mons. Warduni, "molti cristiani lasciano l’Iraq. Non temere piccolo gregge, si legge nella Scrittura, ma qui siamo accerchiati da tanti lupi. Si rischia di finire divorati o allontanati. Tuttavia c’è anche chi mostra fede in Dio". Tra i motivi di tanta violenza contro i cristiani il presule caldeo punta l’indice contro "la credenza che siano ricchi e per questo subiscono molti rapimenti. Ma coloro che possedevano qualcosa sono andati via". Una violenza facilitata anche dal fatto che "i nostri fedeli sono pochi, pacifici e quindi deboli". Il tutto è aggravato dall’ingresso "in Iraq di stranieri che fomentano la divisione e sangue". "Ci vorrebbe afferma – una conferenza internazionale sull’Iraq ma anche un esercito capace di far uscire dal Paese gli elementi stranieri violenti e di disarmare le milizie di morte. Un esercito che protegga il Paese e i suoi cittadini e non asservito a interessi di parte. E’ facile parlare di democrazia e libertà, ma dove sono oggi in Iraq? E’ libertà uccidere bambini, mettere bombe, rapire? E come si fa a vivere con solo due ore di elettricità al giorno? Chi oggi parla di democrazia saprebbe come fare?". "E’ giunto il tempo di gridare dai tetti la nostra condizione conclude – anche a costo di morire. Magari ci uccidessero se questo servisse a dare la pace all’Iraq".