VOCAZIONI: MONS. MONARI, PRETI "INNAMORATI" DELLE PERSONE. CELIBATO E OBBEDIENZA

"Il prete compie il suo ministero bene solo se porta in sé un’autentica passione per le persone, il desiderio che le persone crescano e diventino libere, capaci di amare". Lo ha detto mons. Luciano Monari, vescovo di Piacenza-Bobbio e vicepresidente della Cei, intervenendo oggi al Convegno nazionale del Centro nazionale Vocazioni (Cnv), in corso a Roma fino a domani sul tema: "Quale presbitero per una comunità cristiana a servizio di tutte le vocazioni"?. "Se i giovani hanno l’impressione di diventare ‘meno uomini’ facendo il prete – ha proseguito il vescovo – riusciremo ad attirare solo persone che cercano nel sacerdozio un rifugio dalla fatica di vivere". "Chi pensasse – ha ammonito il relatore – che l’uomo può vivere in pienezza senza Cristo e quindi senza il Vangelo e i sacramenti, o addirittura che sono vincoli posti allo sviluppo della libertà della persona, non potrebbe pensare alla vita spesa per il Vangelo come a una scelta di amore, fatta in vista del bene degli altri. Potrebbe forse diventare ugualmente prete, ma per motivi mondani come quello della sicurezza economica o di un certo riconoscimento sociale". Di qui il valore del celibato, comprensibile solo "nella logica di mettere in gioco tutto" per seguire Cristo, e dell’obbedienza, "gesto di amore e di comunione".